martedì 6 settembre 2011

Non studiate: Risposta a Ilvo Diamanti

Caro prof. Diamanti ho letto con molta attenzione il suo editoriale (http://www.repubblica.it/rubriche/bussole/2011/09/01/news/non_studiate_-21096938/?ref=HRER1-1) riguardo la scuola (pubblica) e l’istruzione e volevo puntualizzare qualcosa. Premettendo che ho molta stima di lei come studioso e giornalista, avrei qualcosa da aggiungere alla sua provocazione. Condivido in pieno il fatto che nella nostra Italia, cosi’ come in quasi tutti i paesi che stanno affacciandosi o sono gia’ nel terzo mondo, l’istruzione abbia una validita’ molto limitata, e che conta molto di piu’ la furbizia, nel cercare non solo il successo effimero, ma anche qualcosa che sia molto piu’ nobilitante come il lavoro, o a volte il solo e banale arricchimento del portafogli a cui molto spesso non corrisponde un arrichimento dell’anima e dello spirito. Lei incita i giovani provocandoli (io a 34 anni non mi reputo piu’ tra essi, ma nella giovinezza ci sono stato sino all’altro ieri) a non studiare e quindi a non frequentare la scuola (pubblica) poiche’ nella societa’ di oggi, specie quella italiana, essere colti serve a poco, anzi e’ addirittura controproducente e pericoloso se si vuole ambire ad avere un certo prestigio nel mondo del lavoro, se non addirittura ad ottenerlo un lavoro... e su questo sono parzialmente d’accordo con lei. Sono parzialmente d’accordo con lei, perche’ se e’ vero che la crescita culturale di un individuo in questa societa’ e’ di ostacolo alla sua realizzazione, e altresi’ vero che i metodi per aspirare all’essere “colto” come lei dice non passano piu’ dalla scuola italiana da molti anni, prima ancora che arrivassero le tecnologie della rete con tutta la sua carovana di oggettucoli al seguito (iphone, ipod, ipad, e-book, e e-shit). La scuola non e’ diventata quel carrozzone inutile soltanto perche’ la televisione ha trasmesso per piu’ di due decenni modelli di successo e di ispirazione giovanile che passavano attraverso il fancazzismo, ma perche’ nella scuola, anche quando certa televisione ancora non era posta in essere, il fancazzismo veniva non dico premiato, ma quantomeno tollerato alla grande da voi professori. Da ex-studente al prof. Diamanti (seppur universitario, quindi avulso al mondo delle scuole superiori) le posso ben dire che gia’ negli anni novanta (ma anche nei "gloriosi" anni ottanta) le scuole superiori sono diventate dei diplomifici ove il merito veniva rispettato molto poco, ove la bocciatura veniva praticata in casi estremi, e il livellamento degli studenti (lei mi dira’ comunque ognuno aveva voti diversi a seconda di quanto studiava, ma io le rispondo: non e’ sufficiente alla valutazione degli scolari) su condizioni abbastanza vicine alla soglia minima di “alfabetizzazione” generale era diventato lo status generale piu' diffuso. Se lo svilimento della figura del professore e’ avvenuto grazie ai media e alla nuova societa’ dei media, e’ anche vero che la categoria ci si e’ adeguata molto bene, perche’ diciamocelo chiaro, una scuola (pubblica) seria (quindi un tantinello selettiva), avrebbe avuto bisogno di molti meno docenti (quindi sarebbe stato come tagliare la sedia su cui molti si sedevano, come in tantissimi altri svariati settori della societa’ italiana), poiche’ se la scuola fosse stata seria, chi non aveva voglia di andare a scuola avrebbe benissimo cominciato a guardarsi intorno e a imparare un mestiere, piuttosto che rimpinguare tante aule di tanti istituti e licei. Il miraggio del diploma facile e/o per inerzia non l’ha voluto internet e-o la tv... molto probabilmente non l’avete voluto neanche voi (poiche’ sia chiaro non do solo a voi la colpa di avere eliminato la premiazione del merito e parallelamente la seria valutazione del demerito nella scuola), pero’ diciamo che vi ci siete adeguati abbastanza bene. Se parliamo dell’Universita’ e’ vero che i governi (piu’ o meno tutti) vi hanno tagliato molte risorse (alcuni piu’ di altri, e sappiamo anche bene quali), pero’ e’ anche vero che le Universita’ non sono state delle brillanti punte di etica e di merito anche qui, non tanto nella valutazione degli studenti stavolta, quanto nella valutazione di un’altra delle sue componenti fondamentali... pero’ su questo non vorrei dibattere, poiche’ molto dibattito e stato gia’ fatto. Vorrei entrare piu’ nel nocciolo e non nel solo e tanto chiacchierato malcostume italico (genere letterario che sta facendo la fortuna di tanti suoi colleghi giornalisti stavolta). E’ proprio sicuro che l’universita’ di oggi possa rendere colti? L’universita’ che diventa sempre piu’ settoriale e monotematica (anche grazie alla propagazioni di corsi di laurea ai limiti dell'incredulita'), creando degli ipertecnici (nel caso di lauree tecniche, ma non solo), capaci di “nanometrizzare un transistor” (e’ un esempio tra i tanti) ma in tanti casi “ignari” di elementi fondamentali (per provenienza scolastica preuniversitaria e per omissione universitaria) del sapere minimo della lingua, della letteratura, della filosofia (in casi ancora piu’ gravi di geografia e storia)? Magari tanti dei laureati di oggi avranno appreso bene l’inglese all’universita’ (poiche’ qualcuna gia’ richiede tra i prerogativi per l’ottenimento della laurea un esame certificato tipo IELTS o altro), ma come lingua veicolare del lavoro nella societa’ globale, non di certo come il linguaggio di Samuel Taylor Coleridge, Walter Scott per non parlare di Shakespeare. E in questo appiattimento sulla monospecializzazione dei saperi (in alcuni casi gia’ asservito a qualche nobile finanziatore che promette di aiutare questa o quella universita’) quanto il corpo docente universitario ha avallato coscientemente, incoscientemente e/o con inerzia e ignavia queste idee? Chiunque abbia avuto a cuore la cultura, e il divenir piu’ colto, stia tranquillo prof. Diamanti, se e’ riuscito nell’impresa non deve certo dir grazie alla scuola o all’Universita’, ma perche’ ha avuto la passione che gli ardeva dentro e l’ha fatto di sua spontanea volonta’. Quanti giovani e meno giovani, hanno passato pomeriggi, notti, giorni, ritagli di tempo, leggendo e approfondendo le cose che a scuola o universita’ non si approfondivano, non si discutevano, o semplicemente non venivano prese in considerazione per i motivi di cui sopra (ora ci si riesce anche attraverso i mezzi della rete)? Mi spiace professor Diamanti scriverle questa lettera. La scuola e l’universita’ oltre a non essere utili in questa societa’ utilitaristica (e ad aver perso una delle prerogative per cui quella pubblica era nata: frullatore sociale) non serve neanche a divenir colti. E in questo non lei, non la sua categoria, ma la sua generazione deve renderne conto alla storia.

6 commenti:

IlPensatore ha detto...

Grazie Pietro, non avevo letto questa provocazione di Diamanti, perche'da tempo non leggo piu'Repubblica. Mi sembra un giornale ormai orientato fin troppo alla provocazione e alla polemica, onestamente credo che non ce ne sia bisogno. Mi sembra soprattutto un articolo offensivo, nei confronti di quelle persone che si considerano intelligenti (ed io mi considero tra quelle, scusate la modestia): io non credo che tutti i giovani vogliano fare i tronisti o le veline, ne'tanto meno ambiscano a fare i precari, ma che cosa l'universita'sta facendo per adeguarsi ad un mondo in cambiamento? a me sembra che ogni volta sia sempre colpa di qualcun altro, ormai questo scaricabarile e'veramente diventato logorante e ripetitivo. e'colpa di tutti, nessuno escluso! destra, sinistra, studenti, professori, sindacati, tutti quanti insieme appassionatamente. Cosi'come spesso ci si lamenta (a ragione, per carita') che i calciatori sono dei viziati, siamo proprio sicuri che i nostri illustri luminari dell'universita'non lo siano anche di piu'?

piepalmi ha detto...

Ciao LaoWai
sul discorso periodici e quotidiani da leggere, grazie a internet (uno dei suoi vantaggi) e che leggo di tutto e di piu' nei ritagli di tempo (in questo Diamanti ha ragione, le nuove tecnologie aiutano, specie per chi come noi e' all'estero e si puo' aggiornare costantemente).. piu' o meno ogni giornale e' schierato (storicamente e a seconda dei momenti). Vedo che condividi con me lo spirito del post, e la provocazione ulteriore, che si aggiunge a quella del Diamanti, portandola alle sue estreme conseguenze. Se l'Italia si e' arenata, le colpe sono sia in chi c'e' stato nella stanza dei bottoni per tutti questi anni, sia in chi per quieto vivere, per convenienza o peggio per menefreghismo si e' adagiato per circa 3 decenni all'andazzo (infatti io trovo di tutto cio' colpevole un'intera generazione) e in parte anche noi che non siamo piu' giovanissimi. Il voler salvare (provocando) la scuola fa acqua, poiche' se e' vero che la cultura da la possibilita' di essere delle donne e degli uomini liberi (e pregiudica attualmente in Italia molte possibilita' di realizzazione personale soprattutto nel mondo del lavoro) e' anche vero che oramai la possibilita' di acculturarsi attraverso l'itruzione istituzionale in Italia si sono ridotte al lumicino per i motivi che spiego nel mio post e per quelli che Diamanti stesso scrive nel suo editoriale.

gabriele ha detto...

Come disse qualcuno, il medium è il messaggio.Sarà la tecnologia a cambiare la scuola e non ci sarà più spazio così per polemiche contro insegnanti o politici.
Gli insegnanti hanno di solito due compiti. Il primo è quello di spiegare qualcosa, di renderlo comprensibile e appassionante, sia esso un'equazione matematica o un periodo storico. Il secondo è quello di accertarsi che i ragazzi apprendano quello che viene spiegato, cercando di seguirli il più possibile nel loro processo di apprendimento e di crescita, ma anche valutando con eventuali votazioni negative i "fancazzisti". Personalmente continuo a non capire perché il primo compito venga ancora affidato agli insegnanti. Un documentario, un prodotto multimediale, un libro sono già studiati per spiegare in maniera chiara e appassionante una determinata materia. Un insegnante difficilmente riuscirà a competere con loro. A questo punto affidiamo agli insegnanti solo un compito di valutazione, compito che, se fatto bene, non è certo facile.
Le conseguenze: 1. la scuola appassionerebbe di più e potrebbe competere meglio con tutti quegli strumenti multimediali che ormai accompagnano la crescita di bambini e ragazzi. 2. ci sarebbe probabilmente bisogno di meno insegnanti, con un consistente risparmio per le casse dello stato, ma anche con un miglior trattamento economico per quelli che restano.

piepalmi ha detto...

Ciao Gabriele
benvenuto sul blog. Il sunto del mio post (che si riallaccia all'articolo di Diamanti) non voleva fare polemica contro una categoria (nel finale viene ben specificato a chi do la colpa, a differenza di Diamanti che tra le righe voleva assolvere quella dei prof.) ma era una presa di posizione netta e decisa contro una generazione, la quale quando e' stata chiamata in causa nell'insegnamento non e' stata assolutamente capace di assolvere alla seconda funzione di cui tu parli: la valutazione (che a mio avviso e' un'arte, cosi' come quella dell'insegnamento nella versione 1 del tuo post) anche quando le tecnologie della rete non esistevano ancora.
Nel caso dell'insegnamento universitario invece, al posto della valutazione si e' incappati nella svalutazione del sapere, a favore della iperspecializzazione a tutto vantaggio di chi vuole rendere l'istruzione universitaria, solo piu' una specie di scuola di orientamento professionale a favore dei suoi finanziatori, quindi anche qui, la vedo dura la realizzazione di una crescita culturale che possa rendere liberi la donna e l'uomo che continua gli studi presso l'universita'.

Le nuove tecnologie cambieranno la scuola e l'istruzione, verissimo concordo con te, come gia altre cose sono cambiate con l'arrivo di internet.

E' anche vero che di insegnanti e di maestri reali e non solo virtuali, l'essere umano ne avra' sempre bisogno sia nella sua crescita culturale (quella che secondo Diamanti la scuola dovrebbe dare, ma che io dubito abbia dato nell'ultimo 30ennio), quindi non condivido in pieno il: media=messaggio; sia spirituale. Sulla crescita spirituale, stenderei un velo pietoso su quanto la generazione e non la categoria prof. piuttosto che politici, piuttosto che giornalisti, piuttosto che chissacosa abbia fatto dal 1980 ad oggi.

Anonimo ha detto...

Da insegnante di materie tecniche di scuola superiore statale chiedo:"ma siete proprio sicuri che non ci sia differenza fra un cosiddetto super promosso che è arrivato alla maturità ed un giovane che invece ha imparato un mestiere senza studiare. Avete provato a parlare con queste persone. Che ne pensate, sono simili o c'è un divario ?"

piepalmi ha detto...

Gentile insegnante di materie tecniche di scuola superiore statale anonimo, la domanda che lei rivolge, dovrebbe piu' che altro rivolgerla a Diamanti dato che era lui che ha "provocato" i giovani a non studiare, e cio' se ha letto l'articolo dipende dal fatto che l'istruzione secondo il punto di vista del giornalista non serve piu' come una volta ad ottenere un lavoro (dato che oggi lo si ottiene in Italia per lo piu' per conoscenze che per preparazione).

Per quanto mi riguarda le posso dire, avendo lavorato nell'universita' italiana per quasi 10 anni, che i "superpromossi" come li chiama lei, arrivavano ogni anno anche loro sempre un pochino piu' lacunosi (sia se provenienti da licei che da i.t.) nella loro preparazione scolastica, indice di una parabola discendente della qualita' delle scuole superiori non solo nel numero e nella qualita' dei "normopromossi" o "inerziapromossi".

Mi chiedo a questo punto qual e' il rapporto tra un ragazzo che ha frequentato una scuola superiore senza studiare e un ragazzo che non ha studiato ma ha imparato un mestiere. Le chiedo questo solo perche' in una classe media, di un medio istituto tecnico di tutta Italia, in genere ci sono 3 o 4 (al massimo 5) superpromossi su 20 alunni (dei restanti 15 una buona decina a scuola ci va a riscaldare il banco e basta). Mi chiedo a che serve la scuola in quel caso?

Se inoltre si aggiunge il fatto che in molti casi tra i normopromossi e inerziapromossi poi ci siano i tanti furbi dell'articolo di Diamanti, a sto punto condivido la provocazione in toto... non solo studiare e farsi il mazzo, alla fine essere persino sorpassati nella ricerca di lavoro da molti asini!

In tutto cio' non c'e' qualcosa che non va solo nella societa', ma anche nella scuola (che non puo' considerarsi avulsa alla societa' come vorrebbe far trasparire tra le righe la provocazione del Diamanti, dandole una via d'uscita di salvezza e di assoluzione).

Se poi ci si riferisce alla volonta' di alcuni superpromossi di essere dei lettori critici della vita e della societa', scusi se glielo dico, ma credo che sia un merito molto marginale per l'istituzione scuola, dato che ho conosciuto tanti diplomati tecnici con la passione per la filosofia per esempio, o per discipline che non hanno studiato a scuola. In quei casi ho visto in loro la passione per lo studio come crescita umana e spirituale, che e' andata avanti grazie e in molti casi nonostante la scuola. Cosi' come ho incontrati tanti superpromossi babbei, senza alcuna capacita' di analisi e critica neanche dei temi approfonditi negli anni di scuola superiori (coloro che studiano "mandando tutto a memoria").

Prego sempre gli utenti di firmarsi nei commenti, onde evitare censura a priori.