Filosofeggiare: parlare, discutere, esprimersi, conoscersi, conoscere... l'amore per la sapienza passa attraverso le esperienze, le ispirazioni, i sentimenti, propri e quelli condivisi e appresi dagli altri. E' questa la motivazione che mi ha spinto ha creare questo blog... spazio e tempo di scambio per pensieri e parole.
mercoledì 14 dicembre 2011
Natale in Canada
Chiedo venia per il titolo vanziniano!
Quest’anno ci apprestiamo a passare il Natale per la prima volta in Canada, per me sara’ anche la prima volta lontana dall’Italia e dalla mia famiglia di origine. Lo scorso anno, lasciammo la terra degli aceri nei primi di dicembre, gia’ un metro di neve aveva riempito le campagne, le strade, i giardini delle casette in stile vittoriano e il tutto ci parve fuori da ogni concezione umana. Partimmo con un sapore dolceamaro, quasi felici per lo scampato pericolo di restare nella nostra casetta isolati dal resto del mondo per via di cotanto biancore dal cielo (sto esagerando scusate!... pero’ e’ bello vedere le facce dei tuoi interlocutori quando dici loro che hai visto una nevicata da un metro in meno di 48 ore), un po dispiaciuti perche’ ci sarebbe piaciuto vedere come i canadesi si preparavano a vivere questa festa, contenti perche’ si tornava a casa dopo tanti mesi lontani.
Quest’anno siamo qui e notiamo come la gente si diverta ad allestire il proprio alberello di Natale e in molti casi anche il presepe nel giardino di casa, giardini che quest’anno per miracolo non presentano ancora il consueto manto bianco. E’ bello vedere come i bimbi, i veri “proprietari” di questo paese, si divertano ad addobbare di luci e oggetti vari i loro giardini, che di sera sembrano illuminati a giorno. Lo so, in Canada si fa uno spreco allucinante di energia elettrica, a noi europei cio’ puo’ suonare politically incorrect, pero’ qui funziona al momento cosi’. L’effetto e’ comunque molto piacevole, molto bucolico, a tratti sembra di tornare un po’ tutti bimbi, e ti vien voglia di fotografare tutte queste minicartoline natalizie e di conservarle nei tuoi ricordi.
Se viaggi nei paesini dell’Ontario in questi giorni, con le campagne spoglie dai loro raccolti di grano, fieno, granoturco, ma non ancora di neve, sembra di attraversare un paesaggio autunnale da poesia di Leopardi, con colori naturali che virano dal verde al marrone, con le farm che espongono fuori i loro trattori, le loro trebbie e ogni tipo di macchinario agricolo, quasi a fare bella mostra e sfida verso il “cattivo tempo” che non arriva, quasi a marcare il territorio da parte dell’uomo nei confronti della natura che al momento sembra essersi presa una tregua. Entrando nei paesini di questo lembo di terra avvolto dagli Stati Uniti, noti come ci siano tante botteghine condotte a livello familiare che vendano prodotti artigianali, ma anche cibo, a volte anche tutto insieme, e ti accorgi che se e’ vero che il Nord America ha imposto al mondo i modelli commerciali su grande scale, e’ anche vero che riesce a preservare, specie nelle sue campagne, una dimensione di vita ancora fatta di piccole cose che mi ricorda molto i paesini del Sud Italia di quando ero piccolo.
Proprio ieri, entro in una bottega (ricavata nel pian terreno di una casa in stile vittoriano) in cui ad una signora che serve al banco si affianca sua figlia che nel retrobottega preparava splendide torte profumate. Di lato hanno una stanzetta in cui tra luci e pupazzi in Christmas style trovi tavolini per consumare quello che loro preparano per il pranzo, nel mentre si affacciano al loro bancone camionisti in cerca di un boccone caldo da mandar giu’ prima di avventurarsi alla frontiera e stare al freddo dei loro abitacoli, in attesa dei controlli della dogana, signore di una certa eta’ che vanno a compare il pane o il latte.
Il Canada mostra tutta la sua carineria in queste piccole cose. E’ un paese che non riesce ad assurgere alla bellezza dell’architettura e dell’arte europea (che molte volte si tramuta in snobismo e campanilismo ottuso da parte dei suoi abitanti), anche nei modi di pensare l’urbanistica e la vita sociale delle citta’ (fatta eccezione Montreal e forse nemmeno a Toronto)difficilmente si va alla ricerca del concetto di eleganza e bellezza, per cui tutto sembra cosi’ sospeso tra natura e civilta’, bellezza e bruttezza, una sospensione delle menti e delle anime che trova nel concetto di "carino" il minimo comune denominatore per fare in modo che tutti si sentano a casa e accolti.
Ma tornando a quella bottega, entro nella stanzetta, mi siedo ad un tavolino di fronte alla luminosa finestra addobbata a festa, e godendomi quella poca luce di questi giorni di autunno, mentre mangio il mio panino, una signora entra nella stessa stanza, sorridendomi mi saluta, guarda i grembiulini per bimbi che sono esposti a qualche metro dal mio tavolo, molto probabilmente cuciti da qualche altro familiare della signora del banco, saluta garbatamente augurandomi buon appetito e va via... pochi minuti dopo tra un boccone e un altro, arriva la figlia della proprietaria del negozio, mi chiede se desidero dell’altro caffe’, e che se voglio posto restarmene tranquillamente al tavolo senza problemi sorseggaindo senza alcuna fretta il caffe' che mi resta. La ringrazio per la sua gentilezza, le dico che purtroppo devo tornare a lavoro e prima di andar via getto un ultimo sguardo dalle finestre la cui luce filtrata dagli addobi natalizi sembra ancora piu’ forte. Abbandono la stanza, mi dirigo all’uscita, e vedo questa strana fila di camionisti e vecchiette in ordine, senza che nessuno urli, senza che nessuno maledica qualcunaltro o maledicendo questo o quel governo, educatamente mi accompagnano all’uscita con quello sguardo tra il bonario e il gentile. Mi metto in macchina, e con una musichetta di sottofondo molto country, attraverso questo piccolo paesino e le campagne. Tra un trattore e una sagoma della Madonna tra campagne e giardini, campanili e fienili, mi sembra di essere tornato indietro di 30 anni.
Penso: Non sara’ come stare a casa in Puglia, o come passeggiare tra i monumenti del Guarini, ma di certo a Sabaudia City non ho mai assistito a tanta cordialita’ e rilassatezza in pochi metri quadri. Anche in questo il Canada mi ha insegnato qualcosa: essere snob e scorbutici non serve ad un cazzo. Take it easy!
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

3 commenti:
Carissimo Pietro, splendido post, soprattutto perche'con le tue descrizioni, sei riuscito a dipingere l'atmosfera e i paesaggi. Ho avuto la fortuna di girare in macchina lungo il lago Ontario, dalla parte statunitense e devo dire che apprezzavamo proprio la ruralita'di questi posti. Non era Natale, ma era ottobre e quindi c'era un fiorire di zucche preparate e sistemate con dovizia in ogni abitazione. se nel mio post di 2 giorni fa dicevo di non aver minimamente sentito l'atmosfera natalizia, con il tuo ci sei riuscito perfettamente. Grazie davvero!!
Ciao LaoWai
gli Stati Uniti, e, ma forse soprattutto il Canada, hanno questa dimensione rurale che molti dimenticano o forse trascurano. E' facile pensare subito alle megalopoli o metropoli, altrettanto facile dimenticare queste zone che conservano molto fascino e una dimensione della vita molto lontana dagli stereotipi cinematografici (per esempio).
Nel mio caso era facile descrivere l'atmosfera natalizia, poiche' pur essendo il Canada un paese multietnico e multireligioso, ha al suo interno una maggioranza cristiana (anglicana, cattolica ma anche ortodossa).. per cui anche se il Natale e' anche una festa consumista qui come nel resto del mondo occidentale, nel privato, viene vissuta in maniera sentita (ovviamente relazionandola al sentire religioso di ciascuno, piu' o meno intenso) a seconda di riti e usanze dei paesi di provenienza di ciascuno. Anche in questo equilibrio tra tradizione e tempi odierni
Ricambio gli auguri di Buon Anno, Piepalmi. Grazie per questa diversa prospettiva natalizia: d'altronde quest'anno qui in Italia più che mai l'atmosfera di festa pare forzata e copre in realtà una sostanziale cupezza.
Posta un commento