Filosofeggiare: parlare, discutere, esprimersi, conoscersi, conoscere... l'amore per la sapienza passa attraverso le esperienze, le ispirazioni, i sentimenti, propri e quelli condivisi e appresi dagli altri. E' questa la motivazione che mi ha spinto ha creare questo blog... spazio e tempo di scambio per pensieri e parole.
mercoledì 1 febbraio 2012
Valore legale della laurea: discutiamone
Faccio una premessa: sono teoricamente per l’abolizione del valore legale della laurea (e scrivero’ il mio post piu’ lungo di sempre, spero non molliate la lettura prima di averla conclusa). Non ho mai amato nel corso della mia lunga vita da studente che si e’ conclusa a 28 anni con il dottorato (per cui sono uno sfigato per meta’), le prese di posizione a favore del titolo di studio a prescindere. La rincorsa ad esso, in quando conditio sine qua non per accedere ad una posizione in un corcorso pubblico poi (in questi giorni di questo si parla, tanto per tenere la barra del ragionamento fermo) l’ho reputata sempre e solo una bruttura della nostra societa’. Mi spiace dire cio’, non lo faccio a cuor leggero, perche’ so benissimo quanti sacrifici si facciano sia come studenti, sia come genitori per poter studiare. Pero’ e’ anche vero che studiare per la sola possibilita’ di accedere ad un concorso pubblico, oltre ad essere una delle soluzioni piu’ irrazionali nell’affrontare una vita, e’ una delle piu’ negative esperienze che si possano fare, soprattutto se allo studio, o all’argomento di studio che si affronta non si e’ portati o appassionati, perche’ al di la’ dell’universita’ poi, ci saranno quelli che sono appassionati dello studio o di quella materia o di quel settore, e li vedrai passare sempre piu’ determinati perche’ effettivamente motivati. Questo tutto in linea teorica, ora vediamo in pratica.
Tra le idee che si ventilano per la nuova riforma (che sembra aver spaccato questo governo e che per questo motivo il suo capo, ha deciso di affrontare piu’ in la') ve ne sono alcune:
1-Togliere valore legale al voto.
2-Togliere valore legale tout court (salvo per quelle ove si richiedono specifiche competenze come ingegneria o medicina), quindi anche una specie di svalutazione della laurea piena (3+2) a quella di primo livello (la laurea che tiene contente le suocere per intenderci).
3-Dare preminenza all’universita’ di provenienza ove ci si e’ laureati (scartando il voto e il settore) per la valutazione del candidato nel concorso.
A livello pratico al momento direi che si possa mettere in pratica il punto 1 soltanto. Non credo che un governo a scadenza come questo debba inoltrarsi in una riforma epocale di questo tipo. Spiego anche il motivo per cui sono a favore del punto 1. Sappiamo benissimo che ci sono universita’ che sono piu’ generose di altre nel dare voti di laurea. Ne ho gia’ parlato del perche’ di tutto cio’ e su cui non voglio tornare.
Il governo, nei suoi esponenti piu’ sensibili al tema, come il ministro interessato, propendono per la terza soluzione, e in una intervista pre-nomina, ammetteva: “bisogna mescolare il sangue”. Allora, facendo due piu due, dico subito che se si vuole andare su quella strada: a) non deve essere un governo a breve respiro come questo a fare una simile cosa; b) bisogna ragionarci su almeno un annetto e fare qualcosa che riguardi il mondo universitario nel suo complesso e non propenda per la solita soluzione che avvantaggia il nord del paese.
Ebbene si, perche’, una riforma che dia attuazione al punto 3 fatta in fretta e furia (almeno nelle apparenze) e’ palesamente una riforma che va in una sola direzione: non rendere piu’ liberale e meritocratico l’accesso alle cariche della pubblica amministrazione, ma rendere ancora piu’ ricche le solite universita’ che gia’ ogni anno, oltre al loro bacino naturale di utenza (i giovani del loro territorio) attingono a quelle di altre regioni. Premetto che sono d’accordo con il ministro che attraverso il mescolamento del sangue, si migliorano le societa’, che cosi’ facendo si arricchiscono oltre che di donne e uomini, di idee e volonta’ (il Canada ove vivo ne e’ la dimostrazione lampante), mi piacerebbe non vedere soltanto ogni anno i soliti 23mila studenti che prendendo il treno (o quello che resta di loro) lasciano il sud e vanno al nord. Allora se mescolamento deve essere (per arricchire tutti e non solo una parte del paese come al solito) mi piacerebbe vedere anche un flusso contrario (dato che nella prima uscita pubblica come ministro lo stesso ha anche asserito che la priorita’ e’ il Sud, allora ministro sia controcorrente sino in fondo e dia un segnale di discontinuita’ rispetto all’andazzo degli ultimi decenni). Con il ministro precedente, di cui non ricordo il nome, si comincio’ a valutare le universita’ attraverso una agenzia chiamata anvur, a sua volta chiamata a stimare una classifica degli atenei virtuosi, in modo da assegnare i soldi ministeriali del FFO (fondo di finanziamento ordinario degli atenei) oltre che in base al numero delle immatricolazione (e qui abbiamo visto gia’ chi se ne avvantaggia) anche in base a criteri meritocratici. Ora come sia stata stilata questa classifica, non me ne frega francamente molto al momento, dato che ci sono diverse classifiche al mondo (universalmente riconosciute) e tutte tra loro non propriamente in accordo (tra l’altro il posizionamento delle universita’ italiane nella QS world ranking, sono tutte ben oltre il 100esimo posto e non rispecchia nel posizionamento quella dell’Anvur) e tutte differiscono poiche’ si prendono in esame alcuni parametri piuttosto che altri valutandoli ognuno in modo diverso. Per cui se gia’ sulle classifiche tecniche e internazionale non c’e’ conguita’ immaginiamoci su quella stilate da organismi filogovernativi.
Adesso esulero’ un po’ dal tema, ma per fare un inciso. Se ci riferiamo al governo passato che volle fare la classifica dei buoni e dei cattivi per le universita’, e nel campo dell’ istruzione, si distinse oltre che per le tante cose di cui si e’ ampiamente discusso per tre anni, per la sua rimozione dai programmi di letteratura delle superiori di quasi tutti i poeti, scrittori e commediografi meridionali ... premi nobel come Pirandello, Quasimodo, Deledda, filosofi di fama mondiale come Sciascia incluso, per me quella classifica non e’ assolutamente da prendere in considerazione, perche’ macchiata in nascita da malafede. E poi chi mi assicura che quando mi presento al concorso, anche tenendo buona la bonta’ della classifica (come dimostrato ampiamente condizionabile dagli interessi delle forze politiche), la mia universita’ che 10 anni fa era tra le prime ora non sia tra le peggiori e viceversa. Quindi in linea teorica esisterebbe una mobilita’ di detta classifica, non ci si stratifica per secoli in delle posizioni (le classifiche internazionali vengono stilate ogni anno, e al loro interno si notano differenze di posizionamento ogni anno, alcune minime, altre molto piu' marcate). Per cui diciamocelo chiaro, le universita’ migliori per giudizio e per pregiudizio sono preponderatamente al Nord, pero’ dobbiamo fare in modo do mescolare il sangue per dirla con il ministro (con cui concordo)... quindi se si vuol far crescere il Sud come si fa? La risposta e’ semplice, ma di difficile attuazione... mandare un po’ di gente lontano da casa, perche’ per crescere non bisogna stare fino a 25, 28, 30 anni vicino a mamma e papa’ (come dice qualcuno in questi giorni parlando di questa possibile riforma), sempre nel proprio paesello o quartiere; pero' dato che migliaia di meridionali gia’ lo fanno, la mamma e il papa’ dovrebbe cominciarla a lasciarla anche chi fa la sede decentrata in provincia nell’universita’ "virtuosa" del Nord. Per carita’ ci saranno sicuramente anche studenti settentrionali che si muovono da casa ma saranno di un ordine di grandezza inferiore ai 23mila meridionali, magari vanno a fare un master all’estero o un anno di erasmus, si muovono dal Veneto al Piemonte, ma non c'e' molta comparabilita' col numero che ho tirato fuori prima (e nessuno va al Sud poiche' teoricamente e' un ambiente universitario meno appetibile). Arriviamo alla morale. Caro ministro, se ci accontentiamo come primo passo (e direi che al momento possa bastare) di una piccola spinta al sistema, allora direi che si puo’ togliere il valore legale del voto. Se lei mi assicura che il suo governo durera’ almeno due anni, allora prima di tutto bisogna eliminare le sedi decentrate degli atenei (virtuosi e non, a prescindere insomma), usare quelle risorse per l’assistenza ai piu’ meritevoli e piu’ bisognosi (borse di studio, collegi) si chiama redistribuzione delle risorse ed equita' sociale, non solo territoriale, fare in modo che ad ogni scatto di carriera i ricercatori e i professori siano obbligati a cambiare sede universitaria e non a restare sempre nella stessa. E’ inimmaginabile fare laurea, dottorato, assitant, associate e full professor tutto in una sola universita’ negli USA, in UK e in Canada (i tre paesi che si dividono quasi totalmente la torta delle prime 100 posizioni nei ranking internazionali universalmente riconosciuti). O mescoliamo tutto e tutti, o si ricade nell’errore dell’altro governo, seppur questa volta in buona fede (togliere e continuare a togliere al Sud quanto piu’ possibile per dare al Nord). Se cosi' fosse in questo panorama si aggiunge anche la mirabolante legge regionale del Piemonte, che oltre ad accogliere ogni anno migliaia di studenti dal Sud (quindi migliaia di euro in entrate tra affitti in nero, tasse universita’ consumi etc.), ha diminuito le loro possibilita’ di usufruire di borse di studio (che al massimo coprirebbero non piu’ di 1/3 di tutte le spese) perche’ non nativi della regione ove compiono il corso di studio. (Cornuti e mazziati).
Se si imbocca questa strada sul serio, allora si deve riformare tutto il sistema. Parliamone.
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4 commenti:
Caro Pietro, concordo al 110% con te, in tutto e per tutto. Aggiungo solo che questo governo potrebbe riformare il concetto di meritocrazia: indipendentemente da nord e sud, sebbene sia un governo accusato (non so se a ragione o a torto) di essere un governo di professori, guarda caso molti provenienti dalla piu'importante universita'del Nord (e forse di Italia). io credo che una riforma del genere sia cosi'strutturale che non bastano 2 anni; non solo, ma dobbiamo anche cambiare il modo di fare tipicamente italico della raccomandazione, della telefonatina, del "lascia fare, ci penso io".
Aggiungo infine che senza farlo apposta, parlo anche io di un argomento correlato, seppur non affrontando il discorso del valore legale della laurea, nel mio ultimo post http://ilpensatorelaowai.blogspot.com/2012/02/post-n-30-erasmus-compie-25-anni.html: in fondo, sempre di futuro si parla.
Ciao Stefano
grazie per il tuo intervento (caspita ti sei appioppato tutto il post a quanto sembra!), poiche' riguardo alla raccomandazione ho una proposta. Legalizzarla come hanno fatto in Nord America, soprattutto se vuoi cambiare lavoro. Nel senso che se vuoi cambiare lavoro, devi obbligatoriamente presentare almeno 3 lettere di presentazione di tuoi ex supervisors. Di fatto cosi', avendo tutti le proprie 3 lettere, i colloqui, vertono essenzialmente sulle reali competenze e capacita' del candidato. Questo per chi e' gia' dentro il mondo del lavoro. Non so se funziona ugualmente cosi' per chi vuole entrare (e purtroppo questo e' attualmente il piu' grosso problema per i giovani italiani).
Un ministro dell'istruzione tanto insultato come Mussi, voleva applicare una metodologia piu' anglosassone (valutazione di esperienze all'estero, presentazione di lettere di raccomandazioni di docenti stranieri per appurare la bonta' della ricerca a livello internazionali, per cui spinta verso il vero mescolamento che quest'ultimo ministro sembra propenso) nel reclutamento dei ricercatori in Italia. Venne ovviamente schernito a prescindere dalla parte politica avversa, e trovo' sulla strada parecchi dinosauri accademici (per dirla con "La meglio gioventu'). Morale della favola non se ne fece nulla. Poi sappiamo come e' andata a finire... ora vedremo cosa cambia (se ovesse cambiare qualcosa).
anche io condivido... spesso lo si vede nei film americani (in alcuni casi, pero', la bella fanciulla riesce ad ottenere la raccomandazione sul modello Clinton nella stanza ovale...). Saremmo capaci in Italia o riusciremmo a far diventare carta straccia anche quelle?
L'alternativa e'costruire un grosso database, unico, italiano, dove uno entra all'interno di una graduatoria sulla base delle esperienze acquisite. ogni attivita' fatta, progetto, pubblicazione e'registrata e da'dei punti definiti. in questo modo, si elimina l'aspetto soggettivo o quanto meno lo si riduce. io sto studiando un metodo del genere per gli aumenti salariali dei miei dipendenti, perche'ne ho le p...e piene di sentire lamentele ogni anni!!
Purtroppo Stefano il sistema ideale non c'e', e molto dipende dall'etica di ciascuno, non solo dalla dinamica legislativa (e dall'etica del sistema che comunque si basa su quella dei singoli).
Nel caos in questione, mi sentirei di vigilare su questa idea che si ventila, poiche' credo che ci siano molti punti critici, per fare in modo che ci sia ancor meno oggettivita' di valutazione nel caso si dovesse dare preminenza alla facolta' di provenienza. Si rischierebbe di penalizzare il ragazzo che pur bravo, studioso e volenteroso, non ha avuto la possibilita' economica di trasferirisi verso le universita' "virtuose". Allo stesso tempo oggi credo sia un po' ingiusto che lo studente medio dell'universita' generosa in voti di laurea, passi davanti a quello che si e' fatto il mazzo in universita' meno generose (parliamo sempre di concorsi pubblici). Credo che a questo punto, togliendo il voto di laurea come discrimine, si dovrebbe equilibrare (ovviamente non in maniera perfetta) qualcosina in piu'.
La strada per un sistema piu' omogeneo, giusto (oltre che meritocratico) e dinamico e' lunga.
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